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Le spaccature del Cda sono clamorose su tutto il “pacchetto” e particolarmente sulla nomina del direttore del Tg1

Fnsi: “La Gasparri impedisce cambiamenti reali”

Roberto Natale e Franco Siddi

ROMA – Senza una vera riforma della governance e chiarezza sulla mission, era difficile che alla Rai le cose assumessero davvero una piega di discontinuità.
La vicenda delle nomine di oggi (ma anche quella del regolamento del Consiglio) dimostra che senza modificare  regole e metodi sostanziali, un cambiamento reale non c’è e ciò fa torto anche all’identità professionale dei nominati.
Le spaccature del Cda sono clamorose su tutto il “pacchetto” e particolarmente sulla nomina del direttore del Tg1, Mario Orfeo, professionista affermato e solido. Sul piano contrattuale le valutazioni saranno della redazione.
Non si evince un senso chiaro e immediato che si volti pagina, come era necessario. Il Sindacato dei giornalisti tutto – la Fnsi e l’Usigrai –  aveva più volte sottolineato l’esigenza di una discontinuità effettiva della presa non solo dei partiti ma anche del Governo sulla Rai, del preliminare, o almeno contestuale, ritiro dei provvedimenti  di emarginazione e del recupero pieno al lavoro attivo nel servizio pubblico dei professionisti esclusi per ragioni niente affatto professionali.
Queste procedure di nomina non appassionano affatto la Fnsi. C’è necessità, oggi ancora di più, di cambiare in radice, a partire dall’urgenza di un netto superamento della legge Gasparri.
Il direttore Gubitosi e la presidente Tarantola, che si erano impegnati a compiere scelte e azioni “inclusive”, allo stato, non hanno ancora dato questo segno nel concreto.
In un contesto siffatto, purtroppo, ancora una volta tutte le scelte fatte (quindi anche quelle per le reti) – che pure evidenziano professionalità riconosciute – appaiono troppo orientate verso equilibri interni ed esterni all’azienda che si sono riflessi in votazioni che sanno troppo di scuola vecchia. D’altronde, se non si emenda il peccato originale e si chiarisce definitivamente che è tempo di finirla anche con la Rai del Governo e non solo dei partiti, di strada da fare ce ne sarà molta.

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