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Il business dei vaccini e le pandemie mediatiche

ROMA – Il business dei vaccini e le pandemie mediatiche sono stati denunciati da un documentario d’inchiesta “L’influenza degli affari” di Serena Tinari, Harry Häner, Reto Padrutt prodotto dal network della Svizzera italiana, Rsi, per la serie di giornalismo investigativo “Falò”, trasmesso il 13 gennaio 2011 e girato fra Giappone, Roma, Inghilterra e Svizzera.
Il documentario ha denunciato i forti dubbi sull’efficacia e la sicurezza del Tamiflu, un medicinale a base di oseltamivir, il farmaco che i governi hanno acquistato in grandi dosi dalla casa farmaceutica Roche, per proteggere la popolazione dalle pandemie.
Il farmaco è arrivato sul mercato nel 2000, costava molto, ma prometteva di ridurre di appena un giorno e mezzo la durata dei sintomi dell’influenza. Ma non ha avuto molta fortuna fin quando è scoppiato l’allarme pandemia in tutto il mondo con i virus dell’influenza aviaria (H5N1) e suina (H1N1).
Dav quel momento, il Tamiflu, per i giornalisti di “Falò”, ha infatti fruttato alla Roche: ben 12 miliardi di franchi. L’inchiesta parte dai dubbi di un pediatra giapponese che aveva scoperto che molti documenti sul farmaco non erano stati pubblicati e dalle difficoltà della Cochrane Collaboration, un gruppo di ricercatori indipendenti no profit, specializzato nelle revisioni degli studi sui farmaci, ad ottenere dalla Roche l’insieme degli studi e dati sull’efficacia del Tamiflu contro le complicanze dell’influenza.
Il gruppo della Cochrane, condotto da Tom Jefferson, coordinatore del Cochrane Acute Respiratory Infections Group di Roma, che in un primo momento approvò l’efficacia del farmaco, si accorse che i dati su cui era basata provenivano da esperti apparentemente super partes, le cui ricerche erano in realtà finanziate proprio da Roche che infatti è la sola a detenere i dati completi delle ricerche.
In molti dati forniti al gruppo Cochrane dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e emersero incongruenze rispetto ai report pubblicati da Roche, compresa la possibilità che gli effetti negativi del farmaco fossero sotto-dichiarati.
Il documentario televisivo, in effetti, rivela come gli esperti allo stesso tempo consigliano l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l’industria farmaceutica. Ma, a proposito, Charles Penn dell’OMS ha detto, “Fa parte della vita”.
Tuttavia nell’inchiesta televisiva, sono intervistati anche i genitori di un bambino di tre anni e di un ragazzo morti in Giappone, dopo aver preso il Tamiflu.
A queste osservazioni, ha replicato la portavoce di Roche, Claudia Schmitt, “83 milioni di persone, tra cui 17 milioni di bambini, hanno preso il farmaco. Se fosse stato pericoloso, non sarebbe più sul mercato”. Precisando che, “il dato di 83 milioni include le vendite legate alla pandemia influenzale del 2009, e quindi anche le riserve di medicinali acquistate da tutti i paesi. Non sappiamo quante sono state effettivamente usate. Ma nel settembre 2009, 57 milioni di persone erano già state trattate con il Tamiflu”.
Ma nonostante questo, il successo del tamil, quale rimedio fondamentale contro l’influenza pandemica, per i giornalisti di “Falò”, sembra registrare zone d’ombra dove si intrecciano operazioni di marketing, conflitti di interessi e reticenze nel rendere pubblici l’insieme degli studi condotti da Roche sul farmaco ed in particolare quelli che ne attestano l’efficacia contro le possibili complicanze dell’influenza.
La Roche ha sempre replicato di aver reso disponibili “tutti” i dati clinici di studi sul Tamiflu per la riduzione delle temute complicanze dell’influenza. Ma per Tom Jefferson della Cochrane, tuttavia, l’insieme dei dati reso disponibile dalla Roche “è insufficiente per ricostruire e valutare in modo indipendente”  le valutazioni dei trattamenti con Tamiflu.
Le informazioni rese accessibili, per Jefferson, coprono infatti una piccola parte del totale delle relazioni non pubblicate e “non contengono informazioni vitali come i protocolli dei test e i piani d’analisi”.
Per Fiona Godlee del “British Medical Journal”, la vicenda Tamiflu suona come un campanello di allarme e ha ribadito che “il modo in cui valutiamo l’efficacia e la sicurezza dei farmaci, e pubblichiamo ricerche sui giornali scientifici, è compromesso. Non possiamo continuare a ignorarlo”.
La Cochrane, da canto suo, ha rivendicato che le analisi che hanno fatto concordano con quelli della Fda (US Food and Drug Administration), l’ente americano di vigilanza sui farmaci e la salute, che reputa il farmaco valido per la prevenzione e il trattamento di sintomi di influenza e non per altri effetti, come la diffusione del virus dell’influenza da persona a persona o per la prevenzione della polmonite.
L’accusa è pesante, il Tamiflu, l’antivirale più diffuso al mondo può ridurre la forza del virus influenzale su un soggetto sano, ma nulla può per prevenire la polmonite o altre complicazioni che possono insorgere a livello di vie respiratorie.
Inoltre per la Cochrane, ci sono prove che suggeriscono che il farmaco é associato a danni come: nausea, vomito, zanamivir, probabilmente l’asma. Debora Billi su “Crisis” ha scritto, “si premurano di farci sapere che il Tamiflu funziona ed è tutto sotto controllo. E’ la terza volta di seguito che scoppia la «pandemia», e che l’allarme rientra non appena mezzo mondo ha fatto il pieno di Tamiflu, governi e cittadini. Dalli e dalli, ammettiamolo: la faccenda puzza. Anche e soprattutto perché è comprovato il Tamiflu è una mezza bufala, che è addirittura deleterio specialmente sui bambini, che guarisce poco o nulla, e che la Roche meditava di ritirarlo del tutto dal commercio per manifesta inutilità proprio prima che cominciasse la catena di allarmi pandemia”.
Per il “British Medical Journal”, il Tamiflu funziona contro l’influenza A, ma è inefficace contro le complicazioni che possono sopraggiungere per chi contrae il virus dell’influenza A/H1N1 che spesso sono la causa dei decessi nei soggetti a rischio, perché interessano le vie respiratorie.
La rivista inglese accusa la Roche di aver cavalcato l’onda mediatica per raddoppiare le proprie vendite, senza smentire la presunta efficacia del farmaco, come se il Tamiflu fosse l’unica soluzione contro il virus influenzale.
La Roche ha fornito le proprie risposte alle 10 domande del “British Medical Journal” e si è dichiarata disposta a fornire i dati in proprio possesso ai governi che le richiederanno.
Secondo alcuni studi ed il parere di esperti, l’oseltamivitum non è capace di combattere il potente virus dell’influenza aviaria perché quest’ultimo è un particolare tipo mutante, per cui il trattamento con questo farmaco servirebbe solo a curare alcune manifestazioni della patologia.
La Fda ha lanciato anche l’allarme per i numerosi e gravi effetti neuropsichiatrici provocati dal trattamento con il medicinale verificatosi sopratutto in Giappone dove Tamiflu è largamente commercializzato. E infine proprio nel 2011, l’anno in cui è andato in onda il documentario della Rsi, la Svizzera si apprestava a bruciare negli inceneritori 150.000 confezioni di Tamiflu acquistate all’epoca della temuta pandemia di influenza suina del 2009 rivelatasi, in seguito, una pandemia mediatica le cui beneficiarie, stando a queste denunce, sono state le multinazionali farmaceutiche. (10-continua – riproduzione riservata)