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Premio del pubblico a “Mangiare, dormire, morire”

Xan Cassavetese

Xan Cassavetese con le attrici del film

LIDO DI VENEZIA – E’ andato allo svedese “Mangiare, dormire, morire”, di Gabriela Pichler, il premio del pubblico della Settimana della critica del festival del cinema. Un film positivo, nel pieno della crisi occupazionale, nel paese del welfare, a capitalismo compiuto e solidale.
Son piaciuti i personaggi, un gruppo di migranti dell’ex Jugoslavia, buffi e drammatici, ma reali, con la loro forza di vita e l’esperienza di chi ha attraversato molti paesi per trovare lavoro. Ma forse soprattutto la paura della fine irreversibile di un capitalismo dall’aspetto buono.
La regista Gabriela Pichler, immigrata di genitori bosniaci e austriaci ha esorito con il corto “Skrapsär” (Scratches), con cui ha vinto nel 2009 il Guldbaggen Award, e nel 2010 il Watch Audience Award all’Uppsala International Short Film Festival”.
Nel bilancio finale, film molto propositivi, ma soprattutto grande presenza di pubblico in tutte le proiezioni. Di buona fattura i film nordici, gli italiani con famiglia alla ricerca di una visione del mondo.
Ultimo film proiettato come evento speciale, un horror d’autore firmato dalla figlia del grande Cassavetes, Xan, che ha presentato “Kiss of the damned”, una storia d’amore tra vampiri, uno sceneggiatore e una traduttrice.
A complicare le cose la sorella della protagonista, Mimi che mette in pericolo la loro relazione, ma anche l’intera comunità di vampiri buoni. Xan Cassavetes, ha recitato in “Alpha Dog” (2006) del fratello Nick. Come regista, ha diretto il corto “Dust” (2000) e il documentario “Z Channel: A Magnificent Obsession.

La crisi finanziaria e occupazionale nel ricco Nord Europa

LIDO DI VENEZIA – La crisi finanziaria e occupazionale nel ricco Nord Europa arriva alla Settimana della Critica con il film svedese, “East Sleep Die” (“Mangiare, Dormire, Morire”) di Gabriela Pichler, regista che si è aggiudicata il prestigioso premio Guldbagga per il corto “Scratches” in 2010.
Un film applauditissimo, di grande poesia e bellezza, che dall’umanità dei migranti ha ritagliato un’analisi profonda della crisi finanziaria mondiale e del nuovo stato delle cose nel mondo. Una favola drammatica girata con tocchi di estrema gentilezza, naturalezza e realismo da attori non professionisti, anche loro di religione diversa (ortodossi, cattolici, musulmani, protestanti) che hanno reso l’atmosfera esistenziale di un paese ricco che mostra le contraddizioni del suo sistema, considerato fino poco fa, quello del capitalismo dolce e reale.
Una commedia durissima, ma ricca di vita e di humour, che mostra gli effetti della disoccupazione, seguendo da vicino le vicende di un gruppo di lavoratori dell’ex Jugoslavia (montenegrini, bosniaci, serbi e croati), appena licenziati.
“Ecco la nuova Svezia”, ha detto la regista, “quella che conoscevate non c’è più, non ci sono solo donne bionde, ma un miscuglio di razze e religioni; io stessa che sono lo stereotipo svedese alta e bionda, sono in realtà di origini jugoslave”. La patria della socialdemocrazia, del reddito alto e dell’assistenza sociale per tutti, il regno del welfare tracolla, ed è un segnale forte per tutti, la richiesta di nuovi atteggiamenti, nuovi comportamenti, nuove disposizioni dell’animo verso se stessi, il prossimo e la natura. A rischio di finire stritolati nella macchina della miseria delle passioni e della povertà economica.
Protagonista una ventenne, Rasa (Nermina Lukac), che vive con il padre in un piccolo villaggio, anche lui ha perso il lavoro nella fabbrica locale e deve emigrare ancora stavolta in Norvegia. Rasa vorrebbe restare nel villaggio e, cerca lavoro in tutto il paese. Una comunità che si ritrova a vivere una vita in comune, tra lo psicologo del lavoro, l’ufficio di collocamento e qualche bevuta al bar.
Rasa non si arrende, non vuole arrendersi, non ha alternativa, non può arrendersi. Si veste da pagliaccio, raccoglie firme per far arrivare il circo in paese, porta l’incasso di una commerciante in banca, ma vive, passeggia, va in bicicletta, fa comunità e soprattutto mostra in una situazione terribile, insospettabili dolcezze, un regalo per andare oltre un futuro nero; che solo con la solidarietà e la riscoperta della propria umanità si può sopportare senza dover per forza soltanto “dormire, mangiare e morire”.
Una ribellione dell’anima e della coscienza di un’umanità da una parte sofferente e dall’altre per troppo tempo egoista. In assoluto il film più convincente, più motivato, meglio girato e meglio interpretato di tutta la Mostra.

Francesco Votano