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Alla Settimana della Critica, organizzata dal Sncci, il film di Tom Heine sull’integrazione dei popoli

“Welcome Home”, una storia antieuropea

LIDO DI VENEZIA – Il belga “Welcome Home” di Tom Heine,  film in concorso alla Settimana della Critica, è una storia antieuropea, anti comunitaria, all’interno delle città ideali in Europa.
Un film politico lo ha definito Goffredo de Pascale, che lo ha presentato per il Sncci, che affronta la mancata integrazione culturale e linguistica, quindi politica dei popoli. Un film su una sorta di violenza che l’intera upperclass europea ogni giorno esercita sui cittadini di Bruxelles.
Una storia che svela aspetti sulla convivenza europea dei popoli, ma che si porta risposta amare e tragiche. Il film è girato in più lingue (fiammingo, vallone, francese, inglese, spagnolo) proprio per far risaltare il problema della lingua che nasconde culture diverse tra il Nord e il Sud del Belgio, una differenza marcata, che la popolazione non sopporta.
In effetti Heine ha affrontato due problemi specifici del Belgio: il bilinguismo che in effetti si sovrappone solo nella capitale Bruxelles e la scarsa integrazione del personale diplomatico della Comunità europea con la popolazione locale.
Il film parla di ritorni a casa, di ritorni a Bruxelles, quello di un iraniano che dopo quaranta anni non ritrova più la casa dove aveva vissuto per un anno con una coppia di amici. Adesso al posto dell’abitazione c’è il palazzo dell’Unione Europea e quello di una ragazza Lila (Manah Depaw), scappata via perché non riconosceva più la sua città, la sua storia, il suo uomo.
E’ proprio lei che simbolicamente alla fine rappresenta nella sua drammatica fine, questo malessere subito. Come dice Heine, “i diplomatici stranieri sono un corpo estraneo alla città, sono di estrazione sociale molto alta, hanno stipendi alti, spendono tanti soldi, non hanno interesse a relazionarsi con la popolazione locale”.
Si avverte in effetti un insospettato fastidio per questa gente che viene da tutta Europa per godersi la città, mentre i cittadini subiscono stili di vita che non possono permettersi. Proprio tre ragazzi impiegati all’Unione Europea, una serata si divertono a infastidire Lila, che è in bicicletta. La spingono con l’auto, la insultano e alla fine, anche se per caso, la investono, poi la ragazza muore in ospedale per effetto delle ferite riportate.
I giovani diplomatici, dopo un breve ripensamento, tornano in discoteca, a stordirsi come automi e così li vede il regista, come ha sottolineato a fine proiezione, “rimangono insensibili, come se i cittadini fossero dei robot, non esseri umani”.
Francesco Votano

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