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Il sistema del “phone hacking” e il flop di Murdoch

Rupert Murdoch

ROMA – Il lavoro nei tabloid inglesi è difficilissimo. Per ottenere uno “scoop”, un gossip inedito si ricorre a qualsiasi mezzo, forse andando oltre ogni limite. Andrew (Andy) Coulson, quando era direttore di “News of World”, costrinse un suo giornalista a chiudersi per 24 ore dentro una scatola di plastica, come esperimento per verificare il trucco di un illusionista. Ma questo non era solo il metodo di “News of the World”, ma di tutti i tabloid britannici.
Pratica diffusissima tra i reporter dei tabloid britannici, anche il “phone hacking” (le intercettazioni telefoniche). Bastava procurarsi o indovinare il codice Pin delle segreterie telefoniche e si intercettavano i messaggi diretti agli interessati. Bastava. Quando nel gennaio 2006, una balena finì intrappolata nel Tamigi, tutti i tabloid sguinzagliarono i loro reporter per fotografarla.
Un giornalista del “Sunday Mirror”, tabloid rivale di “News of the World”, si tuffò nell’acqua gelata per avvicinarsi a quella che credeva essere la balena. Le foto dell’uomo bagnato in acqua furono pubblicate da tutti i giornali.
Al “News of the World” non furono contenti. “Se non si butta anche il nostro giornalista e non si fa fotografare mentre salva la balena spingendola verso il mare, allora meglio che non torni più e basta”, disse il direttore Coulson, secondo quanto ricorda un giornalista che lavorava lì in quei giorni.
Ma lo scandalo del “phone hacking” è diventato un vero flop per Rupert Murdoch e ha creato grandisismo imbarazzo al premier conservatore Cameron.
Dopo l’audizione in Parlamento, nel luglio 2011, insieme a suo figlio James e alla ex manager di News Corporation, Rebekah Brooks, ha commentato: “E’ il giorno più umiliante della mia vita, siamo profondamente dispiaciuti per le vittime delle intercettazioni e metteremo le cose a posto per far sì che nulla di simile possa accadere in futuro”.
“News of the World”, tabloid inglese fondato nel 1843 e di proprietà del gruppo di Rupert Murdoch, con 3 milioni di copie vendute a numero, in effetti è stato travolto da uno scandalo iniziato nel novembre 2005, quando tre importanti dipendenti della famiglia reale inglese si accorsero che nelle segreterie dei loto telefoni cellulari c’erano messaggi che figuravano come già ascoltati nonostante loro non li avessero mai aperti.
Nello stesso periodo “News of the World” pubblicava notizie piuttosto documentate su quanto succedeva al principe William: niente di importante, anche se erano informazioni note a pochissime persone, tuttavia la coincidenza era preoccupante.

Clive Goodman

La Casa Reale allettò la polizia metropolitana di Londra, Scotland Yard, che rintracciò gli intrusi elettronici identificandoli in Clive Goodman, il giornalista di “News of the World” che seguiva la famiglia reale, e Glenn Mulcaire, un investigatore privato che lavorava per il tabloid. I due erano riusciti a ottenere i codici Pin necessari ad avere accesso alle segreterie telefoniche.
Come spesso accade in questi casi, però, Scotland Yard, non arrestò subito i due, ma consigliò ai dipendenti della famiglia reale di continuare a comportarsi normalmente, così da permettere all’indagine di andare avanti e accumulare elementi di prova.
Qualche mese dopo, il giornalista e l’investigatore di “News of the World” pubblicarono un articolo sulle frequentazioni di uno strip club da parte del principe Harry. “The Sun” rilanciò la storia con un titolo diventato storico “Harry Buried Face in Margo’s Mega-Boobs. Stripper Jiggled… Prince Giggled”.
Nell’aprile del 2006, Clive Goodman firmava un articolo su “News of the World” in cui raccontava l’irritazione della fidanzata del principe Harry per la questione dei night club, pubblicando il contenuto di un messaggio lasciato da quest’ultima nella segreteria telefonica del principe. Per la famiglia reale era troppo, la polizia si mise subito in moto e i due vennero arrestati. Per le persone coinvolte, centinaia, in episodi del genere è come vincere la lotteria.
News International spesso non lascia nemmeno cominciare le cause legali offrendo cospicui risarcimenti. Scotland Yard, accusata di non essere intervenuta a difesa dei cittadini e delle istituzioni, si difese dicendo che in quegli anni aveva poco personale impegnato a indagare sugli attentati terroristici a Londra, avvenuti proprio nel 2005. Inoltre invocò lo storico rapporto di mutua assistenza tra la polizia londinese e i tabloid.
La polizia forniva soffiate o informazioni utili al tabloid che poi esaltava le operazioni di Scotland Yard. O al contrario il tabloid sollevava scandali di alto livello su cui poi la polizia indagava.
Il capo del dipartimento di polizia che ha indagato sulle intercettazioni è diventato l’editorialista per “News of the World” e per “The Times”, altro quotidiano di Rupert Murdoch. Goodman e Mulcaire, in ogni caso,  furono condannati nel gennaio 2007 e passarono diversi mesi in prigione, in più “News of the World” ne prese le distanze e li licenziò.

Andy Coulson

La sentenza dice che Mulcaire, l’investigatore, non lavorava solo con Goodman ma anche con altri giornalisti del tabloid, ma non si trovarono prove sufficienti per stabilire con chi altri collaborava. L’allora direttore di “News of the World”, Andy Coulson, si dichiarò completamente estraneo ai fatti ma si assunse la responsabilità del comportamento dei suoi giornalisti e si dimise.
Qualche mese dopo Coulson fu assunto dal partito Conservatore come direttore delle comunicazioni; proprio quando Cameron diventò primo ministro, Coulson divenne il direttore delle comunicazioni del governo britannico.
Goodman e Mulcaire fecero causa a “News of the World” accusando la testata di averli scaricati, ma il tabloid li risarcì proponendo e ottenendo la firma di un accordo che li impegnava a non parlare più pubblicamente della vicenda.
Convocati in Commissione Parlamentare, numerosi giornalisti sostennero che l’atmosfera in redazione era ultra competitiva e che il direttore li spingeva a fare qualsiasi cosa lecita o illecita pur di ottenere uno scoop. Inoltre, moltissimi dei personaggi sentiti dalla Commissione della Camera dei Comuni, dissero di essere certi del fatto che il direttore fosse a conoscenza dell’intero sistema.
A settembre, il caso però tornò nuovamente sulle pagine di alcuni quotidiani, “The Guardian”, “New York Times” e pochi altri, perché un personaggio televisivo britannico denunciò che qualcuno aveva tentato ripetutamente di accedere alla sua casella telefonica. Chiese informazioni alla sua compagnia telefonica e questa risalì all’utenza di un altro giornalista di “News of the World”.
Fu aperta una nuova inchiesta e del caso si occuparono anche l’Authority britannica per la stampa e un’indagine interna di News International, che intanto sospese il giornalista incriminato. Nel frattempo “The Guardian” pubblicò le testimonianze di altri ex giornalisti di “News of the World” che dissero che Coulson era a conoscenza delle intrusioni nelle utenze telefoniche dei vip o le aveva addirittura commissionate.
Dopo molti nuovi dettagli e rivelazioni sul suo conto, Andy Coulson capì che la vicenda stava diventando delicata anche per il governo Cameron e decise di dimettersi.
Scotland Yard, nel gennaio 2011, decise di aprire una nuova inchiesta, l’operazione Weeting. Dopo quattro mesi arrivarono i primi arresti. In aprile, la polizia fermò Ian Edmonson e Neville Thurlbeck, giornalisti del “News of the World”, con l’accusa di avere avuto illegalmente accesso a segreterie telefoniche di terzi.
Una settimana dopo fu arrestato un altro giornalista, James Weatherup. “The Guardian” anticipò alcuni dettagli dell’inchiesta di Scotland Yard e scrisse che Glenn Mulcaire, l’investigatore privato arrestato nel 2006, era entrato più volte nella segreteria telefonica del cellulare di Milly Dowler, la tredicenne britannica scomparsa che sarebbe stata poi trovata cadavere sei mesi dopo. Mulcaire avrebbe ascoltato i suoi messaggi e ne avrebbe anche cancellati alcuni, per fare posto a nuovi: durante quelle settimane.
L’attività sulla segreteria telefonica della ragazzina fu intesa dagli investigatori come prova del fatto che la ragazzina fosse viva e diede una speranza ai genitori. Il 6 luglio “The Telegraph” scrisse che i giornalisti di “News of the World” si infilavano anche nelle segreterie telefoniche dei soldati britannici morti in guerra e dei loro parenti. Furono accusati anche di averlo fatto con le vittime degli attentati di Londra del 7 luglio 2005 e con i loro parenti.

James Murdoch

Nel giro di pochi giorni moltissime aziende comunicarono che non avrebbero fatto più pubblicità su “News of the World”. News Corporation perse punti su punti in Borsa. Scotland Yard, a quel punto, aprì un’inchiesta anche su alcuni suoi agenti, accusati di aver preso dei soldi da News International in cambio di informazioni riservate. A questo punto era fin troppo evidente una implicazione del tabloid.
Il leader laburista Ed Miliband chiese le dimissioni di Rebekah Brooks, direttore di “News of the World” nel 2002 e poi amministratore delegato di News International. Il premier Cameron intervenne per chiedere una decisa indagine sugli abusi.
Negli stessi giorni il governo britannico era chiamato a decidere della richiesta di News Corporation di aumentare le quote in suo possesso del canale televisivo BSkyB, per avere il controllo delle reti Sky in Gran Bretagna.
Il 7 luglio “News of the World” annunciò la chiusura delle pubblicazioni con un comunicato di James Murdoch, figlio di Rupert Murdoch e Ceo di NewsCorp, spiegando che ci sono stati “comportamenti sbagliati” e, se provati, “disumani”, da parte di alcuni giornalisti della testata.
Il comunicato diceva anche che “chiudere il giornale è la cosa più giusta” e che è “il prezzo che gli impiegati onesti e leali stanno pagando per colpa delle trasgressioni di altri”.
Il 10 luglio 2011, in cinque milioni di copie, è stato stampato l’ultimo numero del giornale. Sulla prima pagina, scritto a caratteri cubitali, il commiato: “Thank you and good bye” (“Grazie e Addio”).
“News of the World” aveva più di duecento dipendenti, le sue ultime edizioni furono prive di pubblicità e i ricavi furono devoluti in beneficenza. Un flop immenso, che dal 7 luglio 2011 all’agosto 2012 ha fatto perdere al gruppo del magnate la News Corp di Rupert Murdoch, 1,55 miliardi di dollari (64 centesimi per azione) contro gli utili da 683 milioni di dollari del 2010-2011.
La Chiesa anglicana, che deteneva una partecipazione nella società pari a 1,9 milioni di sterline, ha venduto le sue quote e ha vietato ai suoi fedeli di acquistare azioni Murdoch. Nessuno immaginava, come per Ponzi, per McNamara, per Nixon, che un gruppo così solido come News Corporation, che in Inghilterra, controlla il 40% della carta stampata e, attraverso il British Sky Broadcasting Group PLC, il 6% dei notiziari televisivi, potesse “truccare” il sistema.
Intanto l’inchiesta andò avanti. Arrestato Andy Coulson e con lui, anche Clive Goodman, l’ex giornalista di “News of the World” già arrestato e condannato nel 2007, fu perquisita la redazione di “The Daily Star”, tabloid rivale di “News of the World”, dove nel frattempo lavorava Goodman.
Poi “The Guardian” scrisse che la polizia stava indagando sulla possibile cancellazione di milioni di email, un terabyte, da parte di un dirigente di News International, fatta nel tentativo di ostruire le indagini e cancellare delle prove. L’archivio conteneva tutte le comunicazioni quotidiane tra i giornalisti, i direttori, i collaboratori e gli investigatori privati pagati da “News of the World”. I dati sarebbero stati cancellati nel gennaio 2011, appena dopo l’apertura della seconda inchiesta da parte di Scotland Yard.

Rebekah Brooks

Nuove incriminazioni arrivarono a luglio 2012, quando venne formalizzato il legame diretto fra Downing Street e le intercettazioni illegali orchestrate dai giornalisti del gruppo di Rupert Murdoch. Otto le persone incriminate, tra cui Rebekah Brooks e Andy Coulson per aver organizzato o autorizzato l’illecito spionaggio di linee telefoniche di privati cittadini quando erano stati i direttori (2000-2006) del tabloid.
L’accusa sostiene che il giornale aveva fatto spiare circa 600 persone, fra cui le stari hollywoodiane Brad Pitt, Angelina Jolie e Jude Law, del calcio come Wayne Rooney del Manchester e il cantante, ex Beatles, Paul McCartney.
Solo dopo lo scandalo delle News di Murdoch, molti chiedono di ridisegnare il futuro deontologico del giornalismo d’inchiesta, soprattutto nel Regno Unito. Rischiano fino a due anni di reclusione e una multa, i primo otto indagati per lo scandalo sulle intercettazioni, phone hacking, del tabloid inglese “News of the Worldi” del gruppo Murdoch. Sono i primi a comparire in tribunale, dopo che Scotland Yard ha riaperto la sua indagine nel gennaio 2011.
Nel processo, davanti alla Corte di Westminster, il 16 agosto 2012 sono imputati l’ex portavoce del primo ministro Cameron, Andy Coulson, l’investigatore privato Glenn Mulcaire e sei ex dipendenti di “News of the World”: Stuart Kuttner, ex caporedattore del News of the World, Ian Edmondson, ex assistente al montaggio delle news, Greg Miskiw, ex editor news, Neville Thurlbeck, ex caporedattore e James Weatherup, ex vice caporedattore. Tutti, ad eccezione di Mulcaire, sono accusati di cospirazione, per aver intercettato i messaggi vocali di personaggi noti tra il 2000 e il 2006.
La Procura della Corona afferma che più di 600 persone, tra cui la studentessa tredicenne assassinata Milly Dowler e l’attore Jude Law, sono stati vittime di hacking nella loro segreteria. Coulson, Kuttner, Miskiw, Thurlbeck e Mulcaire devono rispondere anche dell’accusa specifica di aver cospirato illegalmente per ascoltare messaggi vocali relativi alla Dowler.
I sette giornalisti, dal canto loro, hanno replicato che intendono contestare vigorosamente le accuse. Riguardo al futuro del giornalismo investigativo, il presidente del Comitato sul giornalismo della Camera dei Lord inglese, Lord Inglewood, ritiene che il giornalismo investigativo “nel Regno Unito gioca un ruolo chiave per il sistema di democrazia, governance e trasparenza finanziaria” e ha ammesso che “responsabilità e alta qualità risultano essere elementi importanti per questo tipo di giornalismo che, oltre ad informare, dà anche un contributo educativo e morale’’.(6-continua – riproduzione riservata)