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Intercettazioni: l’ira del Quirinale contro Panorama

Giorgio Mulè

ROMA – “Nuovo apice della campagna di insinuazioni e sospetti. Risibile è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter «ricattare» il Capo dello Stato”.
Questo il titolo della nota ufficiale diramata stamani dal Quirinale in risposta alla ricostruzione esclusiva delle telefonate tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, pubblicata dal settimanale Panorama, nel numero in edicola da oggi, giovedì 30 agosto.
Al centro della vicenda le intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Palermo sui rapporti tra Mafia e Stato all’inizio degli anni Novanta.
Per Panorama, che aggiunge gli argomenti trattati nelle conversazioni intercettate dalla procura di Palermo, “si tratta di giudizi e commenti taglienti su Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro e parte della magistratura inquirente di Palermo”.
Durissimo l’attacco del settimanale, che parla tra l’altro di “ipocrisia dei giornali sull’esclusiva di Panorama”. Secondo il settimanale diretto da Giorgio Mulè “la maggior parte dei quotidiani non ha scritto nulla sulle  intercettazioni e Napolitano, e chi ha scritto ci attacca a testa bassa”.
“La «campagna di insinuazioni e sospetti» nei confronti del Presidente della Repubblica – replica il Quirinale – ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino”.
“Alle tante manipolazioni – sostiene il Quirinale – si aggiungono, così, autentici falsi. 

Il Presidente, che non ha nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere, ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia”.
Secondo la Presidenza della Repubblica “quel che sta avvenendo, del resto, conferma l’assoluta obiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell’istituzione. 

Risibile perciò è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter «ricattare» il Capo dello Stato”.
“Resta ferma – conclude la nota del Quirinale – la determinazione del Presidente Napolitano di tener fede ai suoi doveri costituzionali. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante”.