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“Caso” Panorama, Siddi: “No a leggi bavaglio”

Franco Siddi

ROMA – “Non c’è ragione per ‘leggi bavaglio’”. E “Panorama”, “se ha i documenti delle intercettazioni abbia il coraggio di pubblicarle”.
Il segretario della Fnsi, Franco Siddi, nel giorno in cui il settimanale della Mondadori pubblica una ricostruzione delle telefonate tra il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, in un’intervista all’Asca osserva che “dopo le note informative di Panorama sulle intercettazioni, non acquisite dagli atti giudiziari e relative all’inchiesta Stato-Mafia, che avrebbero ripreso come persona terza anche il Capo dello Stato, puntualmente c’è chi ritorna a invocare leggi bavaglio”.
Dunque per il segretario del sindacato dei giornalisti “se si vuole fare una legge a tutela delle garanzie della funzione della massima carica della Stato la si faccia anche per il prestigio e le giusta guarentigie del garante dell’unità, della coesione nazionale e della Carta Costituzionale. Se si vuole invece davvero – e qualcuno ci tiene davvero – pensare alle tutele dei cittadini e dei loro diritti umani e civili, per quanto riguarda la stampa, non pensi a ‘bavagli’, ma prenda in carico le proposte responsabili del sindacato unitario dei giornalisti per l’istituzione del garante per la lealta’ e la correttezza dell’informazione e per la riforma dell’ordinamento professionale”.
“Al Capo dello Stato, in questa situazione, esprimiamo la solidarietà e il sostegno della Fnsi. Le sue continue parole forti a tutela dell’articolo 21 della Costituzione non possono essere scalfite neanche in un momento come questo in cui, purtroppo, – anche senza volerlo cercare – riemerge il pensiero del conflitto di interessi, posto da un giornale, come Panorama, che è di proprietà del leader politico che più è impegnato a ricercare le ragioni per far passare come giusta una legge bavaglio che invece è ingiusta”.
“Quanto alle informazioni pubblicate oggi da ‘Panorama’ una cosa specifica va detta: se ha i documenti delle intercettazioni – incalza Siddi – ancorchè riservate e coperti da segreto giudiziario, abbia il coraggo e se ne assuma tutta la responsabilità di pubblicarle, piuttosto che restare tra il detto e il non detto, alimentando sconcerto ingiusto sulle istituzioni. Ma è bene ricordare che le intercettazioni non sono proprietà privata di alcuno, e che gli ascoltati, fosse anche per via indiretta, non hanno il potere di ordinarne la pubblicazione”.
“E’ evidente – conclude Siddi – che è in atto sul piano politico un conflitto, anche istituzionale, ma questo deve appartenere ad altri campi e non a quello dell’informazione chiamata ad offrire strumenti consapevoli e documentati”. (Asca)