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Di Pietro: “Pur di difendere l’indifendibile Capo dello Stato, manipola la realtà”. Fnsi pronta alla mobilitazione contro il bavaglio

Intercettazioni: Monti sta scherzando col fuoco

Giorgio Napolitano

Mario Monti

ROMA – Il caso delle telefonate del Capo dello Stato intercettate dalla procura palermitana “è grave” ed “è, peraltro, evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Monti, in un’intervista a “Tempi”. Di conseguenza, dice Monti, “è compito del governo prendere iniziative a riguardo”.
Dichiarazioni, quelle di Monti, che hanno scatenato un putiferio con durissime prese di posizione da parte di numerosi esponenti politici e sindacali.
“Gravi – afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – non sono le intercettazioni su Napolitano, che in realtà non sono mai state disposte, bensì il fatto che il cittadino Nicola Mancino, ex presidente del Senato, abbia chiamato il Capo dello Stato per chiedere un intervento sui giudici siciliani che stavano valutando la sua posizione processuale. Sono inaccettabili le parole di Monti che, pur di difendere l’indifendibile Capo dello Stato, manipola la realtà, affermando che Napolitano sia stato intercettato, invece ad essere intercettato è stato soltanto il cittadino Mancino”.
Per Di Pietro “non c’è stato alcun abuso da parte di chi ha messo sotto controllo le utenze telefoniche, piuttosto l’abuso è stato commesso da Mancino e da coloro che gli hanno dato retta. Ribadiamo la totale inopportunità non solo del conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato, in relazione ad una materia così delicata, ma anche dell’intervento preannunciato da Monti, volto a fermare le indagini della magistratura e a delegittimare il loro operato”.
Più pesante il commento di Di Pietro sulla sua pagina Facebook: “Il presidente del Consiglio oggi afferma che ci sono stati abusi nell’uso delle intercettazioni in riferimento alle telefonate intercorse tra Mancino e il Capo dello Stato. Monti mente sapendo di mentire, come avrebbe fatto un Berlusconi qualsiasi”.
“Se ci sono stati abusi – aggiunge il leader dell’Italia dei Valori – non sono stati commessi certamente dai magistrati siciliani che stanno lavorando per far luce sulla trattativa Stato-mafia, bensì da chi, sfruttando il proprio ruolo di oggi e di ieri, ha cercato di aggirare la giustizia, ricorrendo addirittura ai buoni uffici del Capo dello Stato. Alziamo la voce e dimostriamo che siamo in tanti a volere la verità e a sostenere l’operato dei magistrati siciliani, firmando l’appello de ilfattoquotidiano.it”.
Sempre dall’Italia dei Valori, il senatore Luigi Li Gotti, responsabile del settore Giustizia, giudica “veramente grave che il prof.

 Monti definisca un abuso le intercettazioni occasionali che hanno riguardato il Capo dello Stato”. “Dovrebbe sapere il prof. Monti – aggiunge Li Gotti – che qualificare quale abusiva l’attività intercettativa del telefono di Mancino, che si trovò a parlare delle sue questioni processuali con il Capo dello Stato, equivale a dire che la Procura di Palermo avrebbe commesso un reato”.
“Farebbe bene – secondo il parlamentare Idv – il presidente del Consiglio a dismettere la sua aria professorale e ispirata dall’alto e andare a scuola di diritto dal suo Ministro della Giustizia, per farsi spiegare cosa sia l’intercettazione indiretta e occasionale. Poiché, però, è ragionevole pensare che il professore Monti, in una materia così tecnica abbia, prima di parlare, chiesto doverosi lumi, vorrà dire che, consapevolmente, ha voluto attaccare la magistratura palermitana per delegittimarla. Si tratta, quindi, di un fatto gravissimo che si colloca, oggettivamente e a buon titolo, in quell’area grigia tanto gradita alla mafia”.
“Il prof. Monti – sottolinea Li Gotti – non si rende conto, o se ne rende conto troppo bene, di scherzare con il fuoco, sul crinale insidiosissimo della lotta al crimine organizzato e, nel caso specifico, delle indagini sulle stragi e sulla trattativa Stato-mafia. Dobbiamo, inoltre, ritenere che la sortita del presidente del Consiglio, con specifico riferimento alle telefonate Mancino-Napolitano nasconda la consapevolezza e conoscenza del contenuto grave e scottante delle dette telefonate. Gli italiani devono sapere perché tanto attivismo. Sono telefonate scottanti? Sono telefonate il cui contenuto farebbe arrossire qualcuno? Sono telefonate il cui contenuto, potrebbe costringere qualcuno a chiedere scusa al popolo italiano? Non lo sappiamo ma l’iperattivismo, ora anche di Monti, ci fa pensare questo”.
Dal centrodestra interviene, invece, Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia alla Camera e relatore del ddl intercettazioni: “Se c’è la volontà politica, basta un mese per avere una buona legge sulle intercettazioni che eviti gli abusi nella captazione e nella divulgazione che quotidianamente si verificano”.
Infine, il presidente della Fnsi, Roberto Natale, che si dice “pronto alla mobilitazione contro il bavaglio”.“La specifica vicenda delle intercettazioni che hanno coinvolto il Presidente della Repubblica – afferma – non può essere usata come pretesto per varare una legge che restringa gli spazi della cronaca giudiziaria. E’ bene ricordarlo al Presidente del Consiglio, ora che anche la sua voce si unisce alla campagna contro le intercettazioni”.
“Eppure Monti – aggiunge il presidente della Fnsi – aveva a disposizione evidentissimi spunti di cronaca per affrontare la questione in modo meno univoco: per l’opinione pubblica, infatti, le intercettazioni (e la loro pubblicazione) sono in questi giorni lo strumento prezioso che permette di sapere cosa sia successo all’Ilva di Taranto, quali oscure manovre siano state messe in atto a danno della salute dei cittadini, come si siano comportati dirigenti di azienda e funzionari pubblici”.
“Parlare di intercettazioni solo in termini di abuso – come fa anche Monti – rivela tutta la strumentalità dell’approccio al tema. Valuti il Presidente del Consiglio se tra le urgenze di questi ultimi mesi di legislatura debba proprio essere inserito un provvedimento che assumerebbe inevitabilmente l’aspetto della punizione per magistrati e giornalisti che fanno il loro dovere. Se necessario, la Fnsi concorrerà ad attivare rapidamente nelle prossime settimane quella stessa grande mobilitazione di cittadini e giornalisti che già negli anni scorsi ha consentito di respingere ogni restrizione al corretto esercizio del diritto-dovere di cronaca. Politico o tecnico che sia, il bavaglio non è accettabile”. (Asca)

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