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Il giornalismo investigativo 40 anni dopo il “Watergate”

Joseph Pulitzer (1847-1911)

Dustin Hoffman e Robert Redford nel celebre "Tutti gli uomini del presidente"

ROMA – Quaranta anni dopo il caso Watergate, i giornalisti del “The Washington Post”, in questi giorni, si sono interrogati ancora sul futuro del giornalismo investigativo.
Per Leonard Downie, per due decenni executive editor della testata, “il giornalismo investigativo è una risorsa straordinaria per la comunicazione, il giornalismo e la democrazia, oggi sembra diventato un peso insormontabile per i giornali che stanno lottando per reinventarsi e sopravvivere”.
In effetti il giornalismo investigativo è a rischio nella caotica ricostruzione digitale di questi anni.
Le nuove pubblicazioni no-profit cercano di colmare la lacuna delle grandi testate nazionali, ma con scarse chance, visto che sono finanziariamente fragili e con un avvenire incerto.
Il giornalismo investigativo americano delle origini ottocentesche si è evoluto con il Teddy Roosevelt antitrust, la creazione del “Food and Drug Administration” e l’elezione popolare del Senato. Poi è andato in letargo durante le due guerre mondiali, la Grande Depressione e la soppressione del dissenso nell’era McCarthy.
Per premiare l’attività giornalistica al servizio pubblico, nel 1917, è nato un premio, il “Public service Pulitzer” concesso ad alcuni grandi impegni giornalistici. Destinatari del premio, per citarne alcuni, sono stati: “The Boston Post” (1919) per avere scoperto i maneggi finanziari di un grande truffatore, “The New York Times” per la pubblicazione dei “Pentagon Papers” (1972), “The Washington Post”  per il caso Watergate (1973)  e “The Boston Globe” per aver denunciato la protezione da parte della Chiesa cristiana di preti pedofili (2003).
Il Pulitzer fu istituito presso la Columbia University da Joseph Pulitzer (Makò, 10 aprile 1847 – Charleston, 29 ottobre 1911). La stampa americana era appena uscita dal periodo dello Yellow Journalism, al centro del quale vi era stata la guerra, a colpi di sensazionalismi che fin dalla fine del XIX secolo, aveva visto contrapposti Joseph Pulitzer, proprietario del “New York World”, e il rivale William R Hearst proprietario del “New York Journal”. La creazione del premio rifletteva il tentativo di ristabilire la reputazione della stampa come servizio pubblico.
Il “Boston Post” vinse il Pulitzer per avere scoperto la bolla finanziaria di Charles Ponzi investigando sulle sue presunte attività in valuta estera. Il lavoro giornalistico fu effettuato “con grande rischio di incorrere in pesanti danni”.
A partire dal 4 luglio 1919, il Boston Post cominciò a pubblicare, per quasi due mesi, articoli e inchieste su Ponzi. Il direttore del giornale, Richard Grozier, non credendo al meccanismo di profitti messo in piedi dall’italoamericano, chiese al capo della cronaca cittadina, Edward J. Dunn, di utilizzare alcuni giornalisti per controllare Ponzi e la sua azienda più da vicino. I due giornalisti a cui venne affidato l’incarico furono P.A. Santosuosso e Herbert L. Boldwin.
L’8 agosto, Ponzi, seduto, in accappatoio, parlò per due ore con P. A. Santosuosso, che gli rivolgeva domande sulla sua vita prima di arrivare a Boston. Baldwin, l’11 agosto, scrisse un articolo da Montreal sulla detenzione in Canada di un certo “Ponsi’’, raccontando tutti i particolari di una precedente truffa del presunto Ponzi.
Interpellato al telefono per un commento, il finanziere disse in modo minaccioso al giornalista del Post, “volete che qualcuno vi getti le rotative dalle finestre del giornale?”. “Fu questa rivelazione a far finalmente esplodere la bolla”, scrisse il Post nella domanda di nomination per il Pulitzer, “spazzò via praticamente anche gli ultimi dubbi”.
Il Premio Pulitzer ha creato anche un premio annuale per il giornalismo investigativo televisivo nel 1964. I tre network dell’epoca hanno ampliato le loro News serali da 15 a 30 minuti a partire nel 1963 e hanno iniziato a trasmettere documentari investigativi nel prime time.
Nel 1964, la decisione della Corte Suprema al processo “New York Times contro Sullivan” ha reso molto più difficile per i funzionari pubblici, oggetto di esame da parte della stampa, di citare in giudizio i giornalisti per diffamazione.
Il “Freedom of Information Act”, approvato dal Congresso nel 1966 ha reso molto più facile per i giornalisti trovare informazioni vitali. Eppure, per diversi mesi dopo il Watergate nel 1972, Woodward, Bernstein e i loro colleghi della Cronaca del “Post” rimasero isolati.
Quaranta anni fa, infatti, due giornalisti del “Post”, Bob Woodward e Carl Bernstein scrissero i loro primi articoli su un caso di corruzione che portò alla dimissioni del presidente Richard Nixon. (1-continua – riproduzione riservata)