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Giornalisti: il vero “disagio” è per un Ordine assente

Lorenzo Del Boca

Enzo Iacopino

ROMA – Giornalista da quasi quarant’anni, sono in grado di praticare soltanto questo mestiere. All’Ordine dei giornalisti non si resta per tutta la vita per cui, al termine del mandato – a meno di riservare l’incarico ai pensionati o assicurare un vitalizio per l’ex presidente – occorre riprendere il lavoro professionale.
Il capo ufficio stampa del ministero della Giustizia (come tutti gli uffici stampa della pubblica amministrazione) è determinato dalla legge 150\2000 ed è attribuito agiornalisti, impegnati ad assicurare informazioni complete e attendibili. Nei consigli nazionali di Ordine e Federazione una dozzina di colleghi per parte sono occupati in questo contesto e partecipano ai lavori del gruppo di specializzazione, creato per significare l’importanza che la categoria attribuisce loro.
Come per tutti coloro che vivono nel mondo della comunicazione, è difficile prescindere dall’editore ma – ovviamente – ciascuno conserva intatta la propria libertà di pensiero e di espressione. Non a caso gli amministratori pubblici possono utilizzare una seconda figura professionale – quella di portavoce – che può sottrarsi all’obbligo di imparzialità.
Il portavoce della Giustizia è l’avvocato Sebastiano Fidotti per cui l’attribuirmi quell’incarico, nel titolo dell’articolo del “Fatto Quotidiano”, è un errore che testimonia della sciatteria con cui frequentemente si opera anche nelle redazioni. Per quanto mi riguarda, l’essere stato assunto in via Arenula non comporta la conseguenza di dover cambiare idee o, per la verità, nemmeno di nasconderle.
In particolare, per quanto attienele intercettazioni, la loro diffusione, l’impegno dei giornalisti e la loro tutela. Pensavo e penso che i colleghi debbano essere lasciati in pace e che, anzi, si tratta di assicurare loro una sorta di guarentigia che li metta al riparo da rappresaglie e ritorsioni. Per esempio: il ricorso della politica alle citazioni civili, con richiesta di risarcimenti milionari, è oggettivamente unatto intimidatorio nei confronti dell’informazione.
Lo dicevo e lo dico senza reticenza anche perché il ministro Nitto Palma la pensa allo stesso modo. In successive e ripetute dichiarazioni si è espresso negativamente sulle questioni che, riassumendo, sono indicate come “manette ai giornalisti”. La salvaguardia, semmai, sta a monte e cioè nella riservatezza che i pubblici ministeri devono assicurare ai loro atti e nella selezione delmateriale utile a confortare il processo.
La “soluzione finale” evocata riguardava il fatto che l’arresto per i giornalisti – adesso! e non neidecreti prossimi venturi… – è previsto nei codici ma che dovrebbe essere preso in considerazione come l’ultimo dei problemi… Sgombrato il campo da possibili e dolorose conseguenze “esterne”, per i giornalisti, esiste comunque la necessità improrogabile di fare per bene il proprio mestiere. Cosa che non sempre avviene. Anche in tema di intercettazioni. Obblighi legislativi no ma un’autoregolamentazione seria e ragionata è doverosa.
Le persone che diventano oggetto dei nostri articoli hanno il diritto di essere rispettate a cominciare dall’offrire loro la possibilità di spiegarsi, precisare, replicare, correggere. Curioso, a questo proposito, che il J’accuse all’ex presidente, diventato capo ufficio stampa, abbia consentito il commento del nuovo presidente dell’ordine Iacopino che ha raccontato come si sentirebbe al posto dell’altro. Più facile e più esplicito – anche più onesto? – domandare direttamente all’interessato come stava…
Avrei cominciato con il sostenere che non ho firmato nessun comunicato liberticida… che non ho nessuna intenzione di farlo in futuro…anche perché il ministro non è, in prima persona, un anti-libertario…Tutte queste valutazioni critiche e auto-critiche sono patrimonio dell’Ordine: nel senso che, per dieci anni, ho insistito sulla necessità che la categoria applicasse seriamente un codice etico che nedimostrasse la maturità.
Negli interventi che ho proposto non è difficile trovare quelli che, consintesi giornalistica, si possono riassumere con un “giù le mani dai giornalisti” che, però ho sempre accompagnato con un richiamo sintetizzabile in un “e noi decidiamoci a comportarci come si conviene”. Solo la “carta di Treviso” e la normativa sui suicidi hanno portato qualche risultato concreto. Per il resto è la giungla.
Lo dicevo e continuo a dirlo: su questo terreno i giornalisti misureranno la loro credibilità e, purtroppo, i miglioramenti non sono nemmeno infinitesimali. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine è un luogo di discussione e – ovviamente ! – ognuno può assumere le iniziative che ritiene più opportune. Quanto al “sentirsi in imbarazzo”, giusto un briciolo: che l’Ordine e i giornalisti siano assenti dal dibattito di questi mesi. Se ne parla soltanto per una polemica – strumentale – nei confronti dell’ex presidente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/19/legge-bavaglio-del-boca-dallordine-dei-giornalisti-a-portavoce-del-ministro-che-vuole-arrestarli/164941/ [1]