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“Il Giorno”, “Il Resto del Carlino” e “La Nazione” condannati dalla Cassazione per due titoli diffamatori

Il giornalista Sandro Viola non era una spia

Sandro Viola

ROMA – L’uso disinvolto e scorretto delle notizie contenute nel dossier Mitrokhin, fatto da certi media al fine di gettare fango sulla reputazione di alcuni giornalisti – descritti come se fossero stati arruolati dal Kgb, l’ex servizio segreto sovietico – è condannato dalla Cassazione che ha riconosciuto il risarcimento danni a favore dell’editorialista di “Repubblica” Sandro Viola per la pubblicazione di due titoli diffamatori della sua reputazione di “giornalista indipendent”.
Con la sentenza 20608, infatti, la Suprema Corte sottolinea che i titoli in questione – comparsi su un inserto distribuito con “Il Giorno”, “Il Resto del Carlino” e “La Nazione” – hanno riferito notizie “in maniera affrettata (prima di ogni minima verifica)” e “incompleta (omettendo di richiamare l’attenzione sul fatto che nella propria scheda il Viola era indicato quale soggetto solo «coltivato», vale a dire inconsapevole di essere oggetto di attenzione dei servizi segreti russi)”.
Senza successo le testate, condannate a risarcire Viola con 25 mila euro, e a versarne altri 8mila a titolo di riparazione pecuniaria, hanno cercato di sostenere che i titoli “Nell’elenco delle spie del Kgb l’editorialista Sandro Viola”  e “Le carte Mitrokhin. Quattro celebri firme contattate da Mosca” non erano denigratori.
Bocciata, dunque, la linea difensiva delle testate “multate”m secondo la quale “l’uso del sostantivo «spie» era coerente con il dato oggettivo della trasmissione del rapporto Mitrokhin dal controspionaggio inglese a quello italiano”.
Con questa decisione la Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano nell’aprile del 2008.

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