Anno X numero
Agenda2018
Manifesto
Convenzioni
Contratti

Modulistica e Informazioni

Modulistica
Modulistica
Modulistica
Modulistica
Varie
Agenda2018

Cambierà qualcosa o cambierà tutto per non cambiare niente? Adnkronos lo ha chiesto a giornalisti e politici

Il mondo dei media dopo il caso New of the Word

Vittorio Feltri

Mario Orfeo

ROMA – Dopo lo scandalo del “News of the World” e le scuse dell’editore Rupert Murdoch agli inglesi, quale sarà il ruolo e il profilo deontologico del giornalista nel futuro? Cambieranno, di conseguenza, la strategie editoriali nei diversi media e come? A queste due domande dell’Adnkronos rispondono addetti ai lavori, giornalisti e politici.
ENZO IACOPINO, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti: “In Italia chi si fosse reso responsabile di comportamenti come quelli di News of the World sarebbe stato sicuramente radiato dall’Ordine dei Giornalisti. E’ la prova che un ordine professionale non solo è utile ma è una garanzia per i cittadini” .
VITTORIO FELTRI, direttore de “Il Giornale”: “Questa vicenda ha un po’ ridimensionato il mito della stampa angolosassone. Fino a 15 giorni fa anche per sfottere qualche giornalista italiano, si diceva ironicamente che aveva adottato il metodo anglosassone. Oggi abbiamo visto che non esistono campioni assoluti nel nostro mestiere, anzi in Inghilterra fanno anche peggio di noi. La differenza stampa tra la stampa inglese e la nostra è che noi le intercettazioni le abbiamo di fatto «legalizzate», e soprattutto abbiamo il privilegio di non pagarle: quando qualcuno vuol mettere in circolazione certe cose, se un giornale ha buoni rapporti con le procure, ottiene tutto. E ci sono pure gli avvocati che passano le carte…”.
“In Inghilterra – sottolinea Feltri – appena è scoppiato il casino, in tre giorni hanno chiuso un giornale che andava benissimo. Immaginiamo cosa succederebbe in Italia se chiudessero un giornale che pubblica intercettazioni rilevanti? Quando si è tentato di regolamentare la materia, c’è stato chi è sceso in piazza, gridando subito al bavaglio”. Quanto ai “contraccolpi” della vicenda inglese sul modello dei media italiani, “adesso non cambierà nulla, continueremo a pubblicare le intercettazioni che ci verranno ancora date gratis. Non abbiamo da insegnare agli inglesi ma oltremanica nessuna lezione può venire per il nostro giornalismo. Non cambieremo strategie editoriali perché il nostro è un giornalismo di idee. Quello inglese, invece, è un giornalismo di fatti e quindi anche di pettegolezzi. Forse però dopo questa botta non useranno più le intercettazioni illegali…”.
MARIO ORFEO, direttore de “Il Messaggero”: “Quello che sta emergendo dall’inchiesta “News of the World” è di una gravità inaudita. Le autorità londinesi fanno bene a indagare e a punire i gravissimi illeciti commessi da quel giornale, dalla sua redazione, e dai manager del gruppo Murdoch. Ma il paragone con la realtà italiana sarebbe azzardato ci sono state anche da noi delle degenerazioni, delle dichiarazioni o conversazioni rubate, oppure sono state pubblicate intercettazioni destinate al macero. Ma non è mai successo ciò che stiamo scoprendo accadeva oltremanica. Non credo che i media italiani cambino strategia…”.
AUGUSTO MINZOLINI, direttore del Tg1: “La differenza tra il caso inglese e la situazione italiana è che qui le informazioni filtrano dalle procure. In Inghilterra, poi, c’è un tipo di giornalismo molto più interessato al gossip rispetto a noi. Dove pure accadono cose stravaganti: due anni fa le parole di Patrizia D’Addario su Silvio Berlusconi riempivano le pagine dei giornali, oggi alla sua intervista a Libero viene riservato poco più dello spazio di una breve”.
MAURIZIO LUPI, vice presidente della Camera (Pdl): “Il caso inglese dimostra quanto sia necessaria e urgente anche in Italia un’assunzione di responsabilità sulla questione della pubblicazione delle intercettazioni. Il giornalista ha la responsabilità di raggiungere milioni di persone. La notizia va data, ma bisogna anche ricordarsi che dietro una notizia ci sono sempre persone, storie, fatti e una pluralità di aspetti. In Inghilterra adesso si è posta adesso la questione della privacy. Si è visto che la logica della notizia per la notizia rischia di trasformarsi in boomerang. Non è solo un fatto di deontologia ma una sfida legata alla qualità, dove i lettori ti premiano per questo”. “Anche in Italia si apra una rifessione seria, perché la funzione di un giornale è quella di informare, non di creare un partito o determinare l’opinione pubblica”.
MAURIZIO GASPARRI, capogruppo Pdl Senato: “La vicenda News of the world dovrebbe far riflettere quanti a sinistra hanno fatto del gruppo Murdoch un idolo della libertà rispetto al gruppo che fa capo a Silvio Berlusconi. E lo dice uno che, da ministro delle Comunicazioni, seguendo tutte le procedure, ha liberalizzato il settore” aprendo a SkyItalia, che “fortunatamente non ha problemi di quella natura. Se vogliamo discutere delle regole e della deontologia professionale, penso che in Italia ci sono giornali che nell’arco della storia si sono comportati peggio. E la magistratura semplicemente non è intervenuta. E vogliamo parlare – incalza Gasparri – di come la Rai ha utilizzato Ciancimino jr in alcune trasmissioni, dove è arrivato anche a commuoversi? Nella televisione italiana è così successo di peggio, sotto gli occhi di tutti. Di peggio, perché riguarda la questione fondamentale della sicurezza e della lotta alla mafia. Rispetto a quello che ha fatto la Rai – conclude – il caso News of the world fa ridere”.
GENNARO MALGIERI, deputato (Pdl), già direttore de “Il Secolo d’Italia” ed ex consigliere di amministrazione Rai: “Le scuse del gruppo Murdoch non bastano. La scandalosa vicenda di News of the World rivela un modo a dir poco spregiudicato, ma bisognerebbe definirlo spregevole, di intendere il giornalismo non soltanto per mere ragioni di profitto e di competività ma soprattutto per condizionare gli orientamenti della società civile e incidere in modo improprio sulla politica delle nazioni. Non a caso negli Stati Uniti è partita la reazione più sdegnata e agguerrita contro la New Corps di Rupert Murdoch, affinché le degenerazioni verificatesi in Gran Bretagna non abbiano a ripetersi in America, dove la Fox del magnate australiano gode di un potere molto diffuso”.
ENZO CARRA, deputato (Udc): “Noi ci poniamo ancora il problema della pubblicabilità delle intercettazioni legali, in Gran Bretagna sono andati oltre: se le fanno direttamente in casa. Oltremanica è da tempo invalso un metodo che in Italia è out, è stato condannato, e ricorda il modo di fare di Mino Pecorelli con la rivista OP. Una volta tanto non è l’Italia a fornire l’esempio più corrotto e disgustoso, ma è l’Inghilterra, culla della democrazia, a stare più avanti o più indietro, a seconda dei punti di vista. Mi domando, in riferimento alla corsa poi abortita verso l’acquisizione di BSkyB, cosa sarebbe successo in Italia se un governo di centrosinistra avesse detto ad un editore che non può partecipare ad un’asta… Nel mondo della globalizzazione a volte si può imparare meno dagli altri che da se stessi. Quanto alle ricadute italiane, sono curioso di vedere se e quali conseguenze avrà tutto ciò sulla tanto invocata legge sulle interecettazioni. Secondo me, quanto accaduto in Inghilterra è un richiamo in più per dire che la legge sulle intercettazioni non deve andare avanti”.
GIUSEPPE GIULIETTI (Art.21): “Bisognerà leggere attentamente le carte, ma il caso News of the world non ha nulla a che vedere con la libertà di circolazione delle informazioni, bensì con le intercettazioni abusive e la corruzione di pubblico ufficiale allo scopo di costruire dossier volti a condizionare il voto politico e per acquisire copie. Il messaggio generale che viene da questa vicenda è che un’associazione a delinquere, qual è quella che costruisce dossier su commissione, va colpita. Questa vicenda non può innescare un dibattito sul diritto dell’informazione, sulla circolazione delle informazioni, perché è tema da codice penale in quanto si ipotizza un’acquisizione illegale di informazioni per metterle a disposizione di logge, conventicole, gruppi di potere”.
“Casomai – prosegue Giulietti – ci sarebbe da interrogarsi su quello che succede quando ad un editore si consente di fare di tutto e di più. Per esempio, quel gruppo editoriale, tramite Fox News, fu fra i più accaniti nel sostenere la campagna contro Saddam Hussein sulla scorta del falso dossier che poi portò alla guerra in Iraq. In generale – conclude Giulietti – la vicenda pone il problema di una vera regolamentazione del conflitto di interessi per impedire la commistione tra politica, finanza e mezzi di comunicazione”.
ANTONIO VERRO, consigliere di amministrazione Rai (Pdl): “La lezione della vicenda News of the World è che quando scoppiano gli scandali in Inghilterra, Murdoch chiede scusa e la giornalista Rebekah Brooks viene arrestata. Si corre cioè ai ripari in maniera veloce e con meno ipocrisia di quanto accade da noi, dove si aprono dibattiti e tavole rotonde. Siamo gattopardeschi: cambiamo tutto per non cambiare niente”.
“In Italia – sottolinea Verro – siamo distanti anni luce dal modo di gestire le cose del modello anglosassone. Certo, al nostro Paese farebbe bene meno autoreferenzialità e protezione alla caste”. “A breve – rimarca il consigliere Rai – non credo cambierà qualcosa” nella stategia editoriale dei diversi media. “Da noi non mancano le regole – conclude Verro – ma la pratica di queste norme. Dovremmo essere meno aggressivi e più rispettosi della privacy. Quando leggo alcuni titoli sui giornali o certe intercettazioni, mi chiedo a chi giova tutto ciò. E se è davvero il caso di continuare su questa strada soltanto per vendere qualche copia in più”.
MICHELE SORICE, direttore del Centro Studi su Media e Comunicazione dell’Università Luiss di Roma: “Il caso News of the World è molto particolare, perché riguarda una serie di intercettazioni che attengono alla sfera privata di cittadini, molti dei quali non hanno incarichi pubblici o politici e quindi hanno meno strumenti di difesa nei confronti dei media. Vicende come questa fanno male all’informazione perché le fanno perdere credibilità. Credo che il giornalismo e il sistema dell’informazione dovrà necessariemnte trarre conseguenze da questa «lezione»: è vero che tutto è pubblico nella società della trasparenza totale, ma ci sono spazi di riservatezza e di confine tra il pubblico e il privato che i media dovranno regolamentare con appositi codici”.

I commenti sono chiusi.