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Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, al convegno “Sette interrogativi su Wikileaks” all’Università Roma Tre

Giornalisti necessari anche nell’era del web

Roberto Natale

ROMA – “Siamo in anni in cui l’impatto della rete nel giornalismo ha fatto sperare ad alcuni editori che internet rendesse magicamente e risparmiosamente non più necessario il lavoro giornalistico professionale. La vicenda Wikileaks ci dice invece che anche ai tempi della rete si va a cercare attendibilità e autorevolezza, come Assange ha fatto dando le rivelazioni ad alcune testare autorevoli”: lo ha detto Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, al convegno “Sette interrogativi su Wikileaks” organizzato dall’Università Roma Tre.
Uno degli interrogativi della giornata di studi, organizzata dal professor Enrico Menduni, è appunto il rapporto tra giornalismo, rivelazioni e deontologia. “La vicenda Wikileaks – ha aggiunto Natale – insegna alla nostra professione che la nostra funzione non viene sminuita se siamo professionalmente adeguati alle modifiche di accresciuta quantità e velocità imposte da Internet. Per usare una metafora calcistica è come se oggi giocassimo una partita di calcio paragonandola a quella di 40 anni fa: le regole sono le stesse, ma le velocità di azione è cresciuta in maniera impressionante.
Abbiamo il fisico per giocare con un ritmo più elevato? E qui chiamo in causa i nostri editori: vi interessa parlare di questi temi o dalla crisi si esce solo con i tagli? E temo – ha osservato ancora – che non sia tanto casuale l’assenza della stampa italiana nel circolo con cui Julian Assange ha scelto di lavorare: non c’é solo l’ostacolo della lingua, ma pesa sicuramente la nostra minore strutturazione in termini di giornalismo investigativo”.
“Penso che con Wikileaks il giornalismo in genere abbia fatto buona figura, anche dal punto di vista del diritto dei cittadini a essere informati. Un diritto che vale anche rispetto ad una malintesa idea di trasparenza totale che è nel lavoro degli hacker. Noi non siamo per la trasparenza totale e da questo punto di vista il giornalismo può portare un contributo anche alla definizione di nuove sfere di cittadinanza pubblica. Il nostro compito – ha concluso – è di fare da filtro, con la consapevolezza che si ha una responsabilità verso il pubblico e chi è impegnato nelle rivelazioni”.

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