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In "Nove dimissioni e mezzo", il nuovo libro di Adele Cambria, 60 anni di giornalismo italiano "senza passaggio di letti o altro"

Le guerre quotidiane di una giornalista ribelle

Adele Cambria

«Il Mondo», «Paese Sera», «Il Giorno», «La Stampa», «Il Messaggero», «L’espresso», «L’Europeo», «l’Unità»: una carriera cominciata nel 1956, con le cosiddette colonnine di costume, e non ancora finita. E quelle colonnine qualche volta Mario Pannunzio gliele faceva firmare con uno pseudonimo maschile: Leone Paganini. Un leone per il coraggio – o piuttosto l’incoscienza – che l’aveva spinta da Reggio Calabria a Roma, lei esile brunetta dagli occhi verdi, col pallino del giornalismo, in un’Italia che non conosceva ancora il femminismo, né la contestazione giovanile. Quanto al cognome, Paganini…«Mario Pannunzio sviolinava nell’aria con le sue mani bianche, curatissime, ed era detto tutto! Tempi favolosi, vivevo nel miracolo».

Parte da lì il lungo flash-back di una donna che ha attraversato la storia degli ultimi cinquant’anni del giornalismo italiano, passando da una dimissione all’altra, talvolta cercata, talvolta subita. Una vita trascorsa a rincorrere e intervistare i grandi della cultura e del jet-set da Sartre a Soraya, da Grace Kelly a Pasolini, che la volle in tre dei suoi film. Il racconto di una vita al servizio della scrittura e dell’«adrenalina della notizia», un rutilante susseguirsi di fatti, aneddoti e retroscena di un paese alle prese con la modernità.

Adele Cambria, “giornalista ribelle”, racconta gli ultimi 60 anni di giornalismo italiano nel libro “Nove dimissioni e mezzo”, edito da Donzelli (2010, pp. VI/282, € 17,50).  Il racconto di una vita al servizio della scrittura e dell’adrenalina della notizia, un rutilante susseguirsi di fatti, aneddoti e retroscena di un paese alle prese con la modernita’, senza esitare a dimettersi quando le sembrava l’unica scelta possibile. Da qui il titolo “Nove dimissioni e mezzo”. Pioniera del giornalismo al femminile insieme a Camilla Cederna e Oriana Fallaci, scrittrice, attrice, autrice di teatro e di televisione, tra le prime animatrici del movimento femminista in Italia, è una figura di spicco della nostra cultura.

“Sono un esempio da non seguire”, ama ripetere ricordando di essere entrata al “Giorno” di Gaetano Baldacci, nel marzo 1956, “senza alcun meandro, senza passaggio di letti o altro, solo per lo sbalordimento di Baldacci di vedere una ‘signorina’, come mi chiamava, giunta da Reggio Calabria con la pretesa di fare la giornalista. Nel periodo di prova guadagnai 38.000 lire mensili, che erano diventate 180.000 quando mi dimisi per solidarietà con Baldacci”.

Nata a Reggio Calabria, laureata in giurisprudenza con Salvatore Pugliatti all’Università di Messina, ha esordito nel giornalismo nel 1956, firmando, anche sulla prima pagina dell’allora appena nato quotidiano “Il Giorno”, fondato e diretto da Gaetano Baldacci, e collaborando a “Il Mondo” di Mario Pannunzio. Ha quindi continuato a lavorare per le maggiori testate nazionali, da “Paese Sera” a “La Stampa” a “Il Messaggero”, a “L’Espresso” di Arrigo Benedetti, e via via nel tempo, a “L’Europeo”, di nuovo al quotidiano “Il Giorno”(1985-1997), al “Il Diario della settimana”, allo “Specchio della Stampa”: dal 2000 al 2002 ha scritto per il quotidiano “Il Domani della Calabria”. Dal 2003 collabora a “L’Unità”. Dal 1963 lavora, con contratti giornalistici a termine o prestazioni d’autore, alla Rai-Tv. Dal 2000 al 2003 ha realizzato per RaiSat Album 39 trasmissioni sull’immagine televisiva della donna, andate in onda con il titolo “E la Tv non creò la donna”; ed ancora “Trittico meridionale”, tre trasmissioni sul Sud, dedicate, rispettivamente, ad Ernesto De Martino (“La terra del rimorso”), Maria Occhipinti (“La rivolta dei non-si-parte”), Reggio Calabria (“Dalla rivolta al professore”). Nella primavera del 2003, sempre per Rai-Sat Album, ha realizzato il numero zero di una serie dedicata a “La storia del gossip.”

Femminista, Adele Cambria ha diretto negli Anni Settanta la rivista “Effe”, il primo magazine del Movimento Femminista diffuso attraverso le edicole, ed è stata tra le fondatrici del Teatro “La Maddalena”. Ha collaborato dal 1969 fino al 1999 con “Noi Donne”. Ha pubblicato:”Maria Josè” (1966, Longanesi, biografia con i diari inediti dell’ultima regina italiana); “Dopo Didone” (1974, Cooperativa Prove 10, romanzo); “Amore come rivoluzione – La risposta alle lettere dal carcere di Antonio Gramsci” (1976, Sugarco) pubblicando per la prima volta le lettere delle tre sorelle Schucht, la minore della quali, Giulia, aveva sposato Antonio Gramsci; “In principio era Marx” (1978, Sugarco); “Il Lenin delle donne”(1981, Mastrogiacomo); “L’Italia segreta delle donne” (1984, Newton Compton), due edizioni, tradotto in Germania; “Nudo di donna con rovine” (1984, Pellicanolibri, romanzo); “L’amore è cieco” (1955, Stampa Alternativa, racconti); “Tu volevi un figlio carabiniere”( 1997, Stampa Alternativa, con il figlio Luciano Valli). Il suo più recente romanzo è uscito nel febbraio del Duemila, in Italia, con il titolo: “Storia d’amore e schiavitù” (Marsilio) e, nel marzo successivo, in Olanda, con il titolo “De gouden minnaar”, Uitgeverij Bert Bakker, Amsterdam. In Olanda è stato ristampato anche in edizione economica. In Italia questo romanzo è stato finalista al Premio Elsa Morante e al Città di Scalea, ed ha concorso allo Strega del 2000 classificandosi al sesto posto.

Ha scritto per il teatro: “Nonostante Gramsci” (rappresentato in Italia e all’estero, “prima” al teatro della Maddalena, 25 maggio 1975); “In principio era Marx – La moglie e la fedele governante”, rappresentato in Italia e all’estero, “prima” al Bellini di Napoli nel 1980, Premio Fondi La Pastora 1979); “La regina dei cartoni”, 1985-2001 (il 21 marzo del 2001 questo testo è stato rappresentato all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles dal Collettivo teatrale “Isabella Morra”).

Nel cinema, ha partecipato a quattro film, come attrice: nel 1961 nel ruolo di Nannina in “Accattone”, il film scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini (trasposizione dal letterario al filmico di un suo romanzo); nel 1965 nel ruolo di se stessa in “Comizi d’amore”, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini; nel 1968  in “Teorema”, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini (trasposizione dal letterario al filmico di un suo racconto) e nel 1972 in “Teresa la ladra”,  diretto da Carlo Di Palma scritto da Agenore Incrocci (alias AGE), Dacia Maraini, Furio Scarpelli.

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